VMware

Vmware è il software proposto e commercializzato da IBM per creare e gestire macchine virtuali. Questo programma usa la tecnica di virtualizzazione nativa detta anche full virtualization.

Esistono diverse versioni: Vmware Workstation, Vmware Server e Vmware Player.

La versione Workstation è l’ideale per l’uso su desktop, funziona similmente a QEMU e VirtualBox.

La versione Server è indicata alla virtualizzazione su web server (in competizione con Xen). Molti hoster offrono vps (virtual private server) appoggiandosi a questa soluzione di IBM. Vmware Player permette di eseguire virtual machine create con Vmware Workstation, Vmware Server, GSX server, ESX server e su Windows virtual machine con Virtual PC e Microsoft Virtual Server.

La Workstation è a pagamento anche se è possibile scaricare una versione di prova, mentre il Player e la server sono freeware.

Vmware Workstation è installabile su Windows Vista Enterprise, Windows Vista Business, Windows Vista Home Basic e Premium, Windows Vista Ultimate, Red Hat Enterprise Linux, SUSE Linux Enterprise Server, openSUSE, Ubuntu Linux, Mandriva Linux, Mandriva Corporate Desktop, . Sia nelle versioni per i386 sia per processori a 64 bit.

Creazione di una macchina virtuale con Vmware

Dopo aver installato Vmware Workstation e averlo configurato, si può avviare il programma.

Per creare una nuova virtual machine, basta cliccare su “Create a new virtual machine”.

E’ consigliata la creazione di una virtual machine di tipo typical. Sarà possibile adoperarla non solo su Vmware, ma anche su Qemu e VirtualBox.

Nella schermata successiva è possibile indicare a Vmware quale sarà il sistema operativo che verrà installato sulla macchina virtuale e sceglierne la versione. Workstation supporta ufficialmente i seguenti O.S. Guest sia a 32 bit sia a 64: Windows Vista Enterprise, Windows Vista Business, Windows Vista Home Basic e Premium, Windows Vista Ultimate, Windows XP, Windows 2000, Windows NT, Windows Me, Windows 98, Windows 95, Windows 3.1, Ms-dos, Windows server 2003, Red Hat Enterprise, SUSE Linux Enterprise Server, openSUSE, Solaris, Novell Netware, Ubuntu Linux, Mandriva Linux, Mandriva Corporate Desktop, Turbolinux, FreeBSD, .

Tuttavia si possono adoperare altri sistemi, usando le opzioni generiche.

Per esempio qui è stata creata una virtual machine adatta ad ospitare openSuSE 10.2. L’immagine verrà posizionata insieme ai file relativi alla macchina virtuale in una cartella che si trova nella directory vmware; quest’ ultima è contenuta nella home dell’utente corrente.

La scelta della tipologia di rete più essere fatta in quattro modi; nessuna connessione di rete (quarta opzione), rete solo tra l’host e il guest (terza scelta), NAT (seconda), accesso diretto a ethernet (prima).

Bisogna indicare la dimensione dell’immagine. Di default verrà creato un file che crescerà in base allo spazio occupato dalla virtual machine, ma è possibile scegliere di fare un file già della dimensione massima. Lo spazio allocato non sarà più modificabile quindi è opportuno scegliere un alto numero di GB. L’opzione split disk into 2 GB files, spezza l’immagine ogni volta che raggiunge 2 GB; questa funzione è utile se si usano file system che non permettono di gestire file più grandi di questa misura (Fat 32).

Dopo questa operazione è finita la fase di preparazione del disco virtuale. Per installare da supporto ottico è necessario inserire il cd o il dvd nell’unità, e avviare la virtual machine. Per installare i Vmware tool (simili alle VirtualBox Guest Addition), una volta caricato il sistema operativo, basta cliccare su VM nel menù della macchina virtuale e scegliere la voce “Install Vmware Tools”.

Modificare le impostazioni di una macchina virtuale

Per cambiare le impostazioni di una virtual machine basta premere sul pulsante “Edit virtual machine settings”.

La memoria disponibile al guest è modificabile facilmente. Con il triangolino giallo è indicata la memoria minima per eseguire il sistema scelto. Con quello verde è segnalata lo spazio raccomandato mentre con quello blu quello massimo allocabile. Questo dato è influenzato dalla quantità di memoria servibile presente sul computer. E’ altamente sconsigliato avvicinarsi troppo al massimo possibile.

Si possono indicare quanti processori assegnare alla macchina virtuale. E’ meglio lasciare l’impostazione a uno. Questa opzione è valida solo per computer con più di un processore. Se si ha usa un computer con uno solo non è possibile cliccare su “Two”.

Come VirtualBox, anche in Vmware è possibile usare un’immagine iso come cd-rom o dvd.

La configurazione della rete scelta nella fase di preparazione della macchina virtuale può essere modificata rapidamente passano da un’opzione all’altra.

Con Vmware si può modificare la risoluzione del monitor che avrà la virtual machine.

Nella parte dedicata alle opzioni della macchina virtuale è possibile impostare, il tipo del sistema operativo, la gestione dell’alimentazione (sospensione, stand by, ibernazione…).

Scegliendo di condividere una cartella è possibile facilmente spostare file dal sistema operativo ospitante alla virtual machine e viceversa. Quest’operazione potrebbe compromettere la sicurezza della macchina virtuale, tuttavia in un ambiente protetto questa funzionalità è molto pratica e più semplice da adoperare rispetto a un trasferimento di file mediante una rete.

Gli snapshot sono delle istantanee della macchina virtuale, per cui se si fa uno SS è possibile dopo aver effettuato delle modifiche sul sistema ospitato si può ritornare al momento in cui si è fatto e ripristinare tutto com’era. Alla chiusura della virtual machine è possibile: spegnere semplicemente, ripristanare uno SS, farne uno o far apparire una schermata che chiede cosa fare.

Si possono abilitare o meno la condivisione degli appunti tra le virtua machine e l’host oppure autorizzare il drag and drop. Queste scelte però mineranno il “principio” di isolazione delle virtual machine.

Le opzioni avanzate consentono di disabilitare l’accelerazione hardware sulle macchine virtuali, tenere dei log sullo stato… Interessante è la possibilità di abilitare il supporto alla paravirtualizzazione del kernel. Usando dei sistemi operativi adattati per supportare questa tecnologia ( es: Ubuntu 7.04) si possono ottenere prestazioni migliori con la paravirtualizzazione che con la virtualizzazione nativa. I kernel dei sistemi operativi compatibili per la paravirtualizzazione sono quelli che possiedono le VMI (Virtual Machine Interface).

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